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cantagalli, la storia di un uomo e campione intramontabile

08-12-2005 - pisa
Oggi, Giovedì 8 dicembre, Luca Cantagalli compie 40anni. Brillante del diadema azzurro che dall´89 ha imperversato a livello mondiale con la maglia azzurra e che in Italia ha vinto tutto quello che si poteva vincere con il club. Tanti auguri Luca

I primi 40 anni del Bazooka

tratto da Gazzetta di Modena - 7 dicembre 2005
di Fabio Rossi

"Quello che ho vissuto nello sport mi sembra un sogno"
Mille trionfi, una carriera memorabile e un nuovo traguardo da tagliare che si avvicina: domani Luca Cantagalli festeggerà il compleanno numero 40. L’occasione migliore per ripercorrere con lui le tappe di una splendida avventura iniziata nel lontano 1978 in una palestra di Cavriago. Luca Cantagalli, il ‘Bazooka’ più famoso del volley, ha duellato con fuoriclasse assoluti in Italia e nel mondo, scrivendo la storia del suo sport. Il rapporto con Modena rappresenta qualcosa di straordinario: incredibile l’amore per quella maglia gialloblù ‘cucita sulla pelle’ e la simbiosi con tifosi di numerose generazioni che ne hanno fatto il loro idolo. A fine anno si ritirerà dall’attività agonistica col solo rimpianto di non averlo potuto fare al PalaPanini.

"Io sono fatalista di carattere: e allora credo che questa meravigliosa avventura fosse scritta nel destino. Da parte mia se domani festeggerò i miei 40 anni ancora da atleta credo non sia un caso: ho sempre dato tutto quanto era nelle mie possibilità".
GLI INIZI. "La pallavolo è entrata nella mia vita a 13 anni. Perchè proprio il volley? A me piaceva il calcio, ho anche giocato un anno, ma il campo era lontano da casa mia e i miei genitori non riuscivano ad accompagnarmi. Per me era più semplice prendere la bicicletta e andare nella palestra della scuola dove si giocava a basket e a pallavolo. Ho provato anche la pallacanestro, ma tutti i miei amici di allora preferivano il volley. E’ iniziata così questa bella favola..."
MODENA. "Era sempre la stessa storia: nei campionati giovanili dominavamo nella povincia di Reggio Emilia, poi nella finale regionale trovavamo Modena e il risultato non cambiava: troppo forte per noi la Panini".
CHE SHOCK! "Nel 1980 arrivò il grande momento, mi chiesero di andare a Modena ed io accettai. L’impatto per me fu durissimo: passare da casa mia alla camera di un collegio, l’Oas, con uno scomodo letto in ferro, mi mise a dura prova. Fortunatamente incontrai altri ragazzi di Reggio Emilia, feci amicizia e mi trasferii in una camera doppia che a quel punto mi pareva quasi un attico".
LA PALESTRA. "La mia giornata era lunga: scuola la mattina, studio nel primo pomeriggio, poi, finalmente la mia passione: la palestra. Mi allenavo con la squadra giovanile di serie C, il mio primo allenatore fu Paolo Moscatti. Spesso Paolo Guidetti mi chiedeva di rimanere con la prima squadra, un onore e un piacere. Le 23 arrivavano in fretta, non c’era molto tempo per dormire".
I MODELLI. "I ragazzi della serie A erano tutti molto gentili. Andrea Anastasi mi seguiva con attenzione, Stefano Recine aveva sempre una parola in più per me e poi c’era Lucky... Con Andrea Lucchetta nacque subito una bellissima amicizia".
JUFFA. "La mia vita a Modena stava cambiando ed io ero felice: a 18 anni mi trasferii in un residence. E poi c’era quel posto magico, Juffa, dove ci ritrovavamo a pranzo e cena. Non potrò mai cancellare quei momenti. Lì mi sentivo a casa mia, tra amici, anzi in famiglia".
BERSELLI. "A chi mi sono ispirato? A chi avevo di fianco ogni giorno, non a fuoriclasse internazionali che non potevo conoscere ancora direttamente. Anastasi, certo, ma anche e soprattutto Daniele Berselli perchè sapeva fare tutto bene, era un giocatore eclettico e mi piaceva molto".

NUMERO 10. "Per tutti sono il numero 10? Io non ho giocato sempre con quel numero: lo scelsi a Modena nella Panini quando Berselli se ne andò. Pensai che sarebbe stato bello ereditare il numero di Daniele: mi ha portato fortuna, tanta fortuna".
ALLENATORI. "Vorrei ringraziare Paolo e Adriano Guidetti: in quegli anni lontani hanno avuto un ruolo importantissimo nella mia formazione. Sul piano tecnico hanno contribuito tantissimo al salto di qualità che feci in quel periodo. Sono stati grandissimi allenatori".
TITOLARE. "Con Nannini abbiamo vissuto anni difficili, squadra e tecnico non erano sempre in sintonia. La seconda stagione, 1984/’85, mi portò la gioia più grande ma anche una delusione che non dimenticherò mai. Dominammo la regular season, poi si fece male Di Bernardo: fui promosso titolare nella finale contro Bologna. Ero molto felice, anche perchè lo scudetto sembrava cosa fatta, non perdevamo da 6 mesi, invece finì come ben sapete. Una tragedia sportiva per Modena. Ho visto tanta gente piangere a Reggio Emilia quella sera, un grande dolore per me anche se sono convinto che proprio dalle sconfitte puoi trovare in te la forza per vincere".
VELASCO. "Quello scudetto perso portò a Modena Julio Velasco e forse tutto era scritto nel destino, perchè di scudetti ne conquistammo quattro consecutivi. Lui ha cambiato davvero la mentalità di quel gruppo. Sul fatto che sia un grande allenatore non si discute anche se allora ha usato ogni metodo per ottenere il massimo da noi. A volte ci ha attaccati pesantemente, anche fuori luogo, sui giornali, come accadde ad Atene nella finale di Coppa delle Coppe dopo il ko contro il Cska Sofia. Reagimmo e vincemmo! Credo che l’allenatore abbia il compito di avere il massimo dai suoi giocatori e forse quella era la strada per arrivare allo scopo".

"Il primo scudetto nel 1986 è il ricordo che conservo nel cuore"
"Che notte a Bologna - Solo mio quel muro su Babini"
"Alle Olimpiadi di Barcellona eravamo noi i più forti Ad Atlanta invece no"

LA MAGIA DEL GRUPPO. "E’ vero, c’era qualcosa di magico in quella Panini, qualcosa che andava oltre la tecnica e che è impossibile definire. Noi, quando contava avevamo qualcosa in più e puntualmente lo mettevamo in campo nel match che contava. L’unione tra noi, l’amicizia, vera, tra i giocatori era la chimica che servirebbe anche oggi in ogni squadra. Franco Bertoli era il nostro leader, riconosciuto da tutti. Aveva classe e personalità, parlava per tutti noi e ci guidava sempre".
LE VITTORIE. "E’ bello poter dire che non saprei quale scegliere: il primo scudetto a Bologna fu fantastico. Mio e solo mio il muro che fermò Babini dopo tre ore e cinque set e regalò lo scudetto a Modena dopo 10 anni. L’ultimo titolo nel 2002 fu diverso ma bellissimo, perchè riuscimmo ad esprimere il potenziale e la classe di tanti campioni nei play off cancellando una sofferta regular season".
PARTITA IN CORNICE. "Ne ho giocate tante, ma se devo sceglierne una dico Italia-Olanda alla finale dei Mondiali 1994. Julio mi lasciò in panchina, entrai quando il match sembrava perso, realizzai 13 punti in un set e vincemmo 3-1".
OLIMPIADI. "Non sono mai stato fortunato alle Olimpiadi. A Barcellona arrivai dopo essere stato fermato per problemi cardiaci, ad Atlanta ero reduce da un intervento al gomito, avevo recuperato, ma non ero proprio al top della forma".
SCONFITTE. "Nel 1992 eravamo nettamente superiori all’Olanda strane ed incomprensibili tensioni non ci fecero rendere al massimo, fu un’Olimpiade persa, rivedendo il match del 1996 devo ammettere che gli olandesi fecero la partita perfetta e il merito fu per buona parte loro".
NUMBER ONE. "Sono felice della stima nei miei confronti. Anche Lorenzo Bernardi è stato ed è tuttora un grandissimo campione, come lo è stato Franco Bertoli. Noi meglio di Kiraly? Tecnicamente lui era straordinario in difesa e in ricezione, in attacco siamo stati più forti noi, ma lui aveva un carisma talmente straordinario da far vincere la sua squadra grazie alla sua sola presenza in campo".
SOLO MODENA. "A chi sostiene che Cantagalli si è espresso al massimo solo a Modena dico solo questo: giocare con 6 campioni, come a Modena, è sempre più facile, puoi vincere anche quando chiudi un match col 25% in attacco. Se vai in realtà diverse, invece, puoi mettere a terra il 50% degli attacchi, ma rischi di perdere".
PALAPANINI. "Per me Modena è amore immenso e una maglia cucita sulla pelle. Domani non potrò festeggiare i miei 40 anni al PalaPanini come è avvenuto spesso e questo mi mancherà, ma le sensazioni che mi hanno dato Modena e i modenesi rimarranno per sempre".
FUTURO. "Nella pallavolo. Da allenatore? Non so, qualcosa da trasmettere forse a qualche giovane penso di averlo. Se mi interesserebbe un incarico da dirigente a Modena? Io a Modena accetterei tutto: sarebbe un onore".
RICORDO. "La gioia dopo la prima Coppa Campioni ad Amstelveen, di Giuseppe Panini e nostra: nessuno può capire quale fosse la pressione su di noi, un’intera città si era trasferita in Olanda perchè voleva quel trofeo, potevamo e dovevamo solo vincere, ci riuscimmo, ma fu una sofferenza durata cinque lunghissimi set".
LA PIU’ FORTE. "Ravenna, Milano, Treviso, Parma furono squadre fantastiche a inizio anni novanta, ma la più forte fu la Panini, cioè noi. Le squadre che vennero dopo furono di fatto costruite con i giocatori che lasciarono la Panini. Ravenna aveva Kiraly e Timmons, ma ricordatevi che palleggiava Vullo".
L’AMICIZIA. "Se esiste nello sport? Io credo di sì: Gardini, Giani, Bernardi e Bertoli sono persone che non credo perderò nella mia vita".

Fonte: Volleyball

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