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Amarcord...(a proposito di palazzetti dello sport chiusi).

31-03-2021 17:29 - pisa
Sì, il nostro Palazzetto dello Sport ha 45 anni, o giù di lì!
Non so se sono tanti, troppi, pochi o altro. Ma credo di sapere come è nato. Dico credo perchè quando ne ho parlato con altre persone che hanno vissuto come me la sua genesi, hanno regolarmente detto tutti, quasi senza eccezione, che ricordavo male, che mi sbagliavo. Io comunque ricordo questo, e credo di sapere quel che dico...
Nei primi anni 70 del 900, l'amministrazione comunale di Pontedera aiutava le società sportive operanti nel territorio con un contributo distribuito annualmente. Al VBC, all'inizio, toccava un centinaio di migliaia di lire (poco più di 50 euro di oggi). Pian piano la cifra arrivò ad una promessa di circa un milione e mezzo (circa 775 euro, cifra con cui sarei riuscito a portare avanti quasi tutta la stagione, dal momento che non si pagava affitto per gli spazi palestra ne' tantomeno si pagavano allenatori e dirigenti). Perchè dico promessa? Ora ve lo spiego.
Un paio di volte all'anno l'amministrazione comunale riuniva quella che si chiamava Consulta Comunale dello Sport, organismo che riuniva i rappresentanti delle società sportive del territorio. A quei tempi era così: la facciata democratica era importante. In seno a questa Consulta piano piano venne fuori l'idea di capitalizzare presso una banca quelli che sarebbero stati i contributi devoluti negli anni futuri e con il malloppo ricevuto costruire un palazzetto dello sport.
Così fu fatto e importante risultò una riunione della Consulta nella quale venne approvato all'unanimità un progetto, con tanto di disegno tecnico a disposizione, che prevedeva la costruzione di un bel parallelepipedo, con tanto di tribuna da circa mille posti, per la spesa di circa 125 milioni di lire (circa 65.000 mila euro). Lira più, lira meno e salvo errori.
Peccato che in una notte quel progetto cambiò, diventando quella per quei tempi quasi faraonica costruzione di ciò che ora è il nostro palazzetto. Ed è qui che tutti negano: negano il progetto approvato, negano che cambiò in quello poi costruito, negano della capitalizzazione dei contributi e via dicendo e non negano quanto venne a costare in miliardi di lire il tutto. Ora io dico: perchè negare? Mica sarebbe stata una brutta idea se almeno il nuovo progetto non avesse presentato tutte le problematiche che poi presentò!
O magari sono io che mi sbaglio, e a forza di sentirmelo dire inizio quasi a crederlo!
In Toscana ne furono tirate su altre di quelle cupole: gli esempi più vicini sono al mercato ortofrutticolo fiorentino di Novoli (Centro Sportivo Paganelli) e la palestra comunale di Fiumalbo, paese che si trova scendendo dall'Abetone verso l'Emilia (loro il tetto lo hanno completamente ricoperto di rame). Ce ne erano altri, e tutti sono costati più del Serchio ai lucchesi per tenerli su... Il nostro addirittura crollò e ci fu chi disse che in Italia franavano sì i ponti di Fanfani, ma anche i palazzetti di Berlinguer...
Certo, non erano che non rari esempi di idee fatte da presunte Archistar dell'epoca, niente di più o di meno di chi oggi ha progettato palestre matriosche come da noi quella dell'IPSIA o strutture senza capo ne' coda come le nostre palestre della scuola Pacinotti o della scuola del Romito, dove gli spogliatoi appaiono addirittura quasi più grandi del campo di gioco e di lavoro per le classi stesse, dove non entra un campo di pallacanestro e le righe della pallavolo sono quasi sulle pareti. In tutto questo non si può che ammirare la palestra Marconcini, struttura quasi secolare, ma che almeno c'è ( anche se il mio babbo Massimo non la chiava palestra, ma "Balilla") e a qualcosa serve, anche se a molti rimane sullo stomaco! E certamente ha un portamento esterno più "nobile" di tutte le altre messe assieme!
Ma queste Archistar hanno eseguito il loro onesto lavoro, pur fatto di ignoranza delle esigenze richieste a quei progetti. Il problema è che quei progetti sono stati approvati con entusiasmo dai committenti (Comune, Provincia o altro) e loro sì che dovevano conoscere a cosa sarebbero serviti!
Torniamo al nostro Palazzetto: è stato ispezionato dai NAS e dall'USL ed è stato trovato in "condizioni precarie dal punto di vista igienicosanitario e strutturale..." e chiuso senza appello. I NAS e l'USL hanno fatto il loro lavoro, sicuramente in qualche loro solerte sopralluogo di routine. Io personalmente, causa Covid e altro, sono più di un anno che non ci metto piede, e non so se la struttura è proprio come descritta. So solo che a me, in fondo piaceva così come era, almeno all'interno. Era un piacere per gli occhi entrarci, era pulito perchè il personale addetto lo trattava bene; il tutto tanto quanto non mi piaceva il suo esterno e la concezione stessa della struttura (vedi gli spogliatoi degli arbitri). Far comunicare direttamente una piscina con una palestra è una coglioneria che il progettista doveva conoscere, o almeno immaginare (a Firenze non lo hanno fatto). Prima della messa in opera di qualche porta, vi ho disputato allenamenti in cui in inverno per la condensa bisognava lavorare con l'ombrello, tanto il soffitto gocciolava! Se poi ora cascano calcinacci o ci vogliono secchi e secchi per parare l'acqua che viene dal tetto, colpa è di chi non fa manutenzione esterna e interna, come è colpa dei padroni di casa quella dei calcinacci che cadono in strada dai cornicioni ad ogni soffio di vento nella nostra città.
Ammiro comunque i dirigenti delle nostre società sportive che, almeno pubblicamente, non hanno alzato la voce. So che tutto questo non può che portare sconforto in chi si fa un mazzo così per tirare avanti.
E allora? Niente! Spero solo che quanto detto sopra faccia un po' di chiarezza in quella che è la genesi di alcuni problemi del nostro sport cittadino e aiutino ad evitarli in futuro, sicuro dell'onestà intellettuale e reale degli addetti ai lavori di allora (e di oggi).
paolo




Fonte: paolo

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